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Scribo ergo sum. Perchè scrivo

Scribo ergo sum. Perchè scrivo

“Scribo ergo sum”. Si scrive se fuori o dentro di noi si ha una vita emozionante. E se le emozioni vogliono uscire e farsi leggere.

1971

Io scrivo perché sono uno che ha vissuto alcuni periodi della sua vita molto intensamente. Li ho vissuti appieno, compresi i rischi. Ho provato emozioni forti e sconvolgenti che in quei momenti non riuscivo a esprimere, perciò sono ancora dentro di me e con la scrittura possono uscire, finalmente. E forse arrivare a che legge.
Scrivo anche perché vorrei lasciare testimonianza di come vivevamo in quegli anni difficili, però in espansione, noi ragazzi normali, non terroristi o latitanti, non dirigenti di partito né eroi immolati, non figli di intellettuali o di genitori molto ricchi, ma ragazzi e ragazze normali, tanti, semplici, veri e intensi.
Ho cercato di rendere così i personaggi che affollano “Oltre. Ritratto di un giovane sensitivo” e quelli degli altri libri di narrativa che sto scrivendo e usciranno in futuro. Non so se ci sono riuscito ma spero di sì, almeno in parte.

1973

Scrivo di gente reale, ma raccontandola come in un sogno, perché pare che passati 30 anni dai fatti il ricordo diventi più che altro un sogno, cioè non si sa dove stia il confine tra il reale e l’immaginazione. Restano solo spezzoni di film nella mente e a volte non sono nemmeno veri documentari.
Quando nel 2019 ho ritrovato fortuitamente le mie agendine-diario degli anni 1973-74-75-76-77 scorrendole ci sono rimasto male per la differenza tra i miei appunti dell’epoca e i miei ricordi. Ricordavo date sbagliate, posti diversi, persone che non c’erano… e non mi ricordavo più di alcune persone che invece c’erano riportate: il 29 gennaio 1973 avevo scritto “Anna”, col numero di telefono e, vicino, il ritratto schizzato a china di un bel visino…

                      Anna

e purtroppo non ho la più pallida idea di chi fosse quella ragazza.

Tanto vale saperlo che i ricordi sono sogni e fare romanzi, non autobiografie.

In “Oltre. Ritratto di un giovane sensitivo” l’aspetto maggiormente autobiografico è il viaggio interiore che si legge tra le righe, con i suoi approdi dolci e le sue tempeste.
Sono nato a poche centinaia di metri dal mare e il mio viaggio non poteva che essere via mare…
Credo si possa catalogare come romanzo di formazione su base autobiografica. O come, secondo voi?
Leggetelo così mi dite (la mail è:  pierprospero @ gmail.com).
Pier
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L’immagine dello “Scriba seduto” è tratta dal sito https://laciviltaegizia.org