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PENSIERI GUARDANDO FILI, IL MIO GATTO

PENSIERI GUARDANDO FILI, IL MIO GATTO

Guardo affascinato il mio gatto, Fili, mentre dorme profondamente a pancia in su sul divano. Ha le zampe davanti sul petto, un po’ sollevate, con le manine ripiegate in giù; le zampe dietro con i piedoni aperti. La testina lievemente piegata di lato, completamente rilassato. Fa tenerezza.
Inoltre quando è messo in quel modo è nel sonno profondo, e sogna.

È innegabile la grande somiglianza con l’immagine di un bambino di pochi mesi che dorme nella sua culla.

Non riesco a capire come si faccia a non vedere l’estrema somiglianza tra questo piccolo animale domestico e noi umani; come si sia potuta negare questa somiglianza attraverso la religione o attraverso il ragionamento meccanicista come quello di Des Cartes per il quale “gli animali sono come orologi: insiemi di meccanismi senza alcun sentire“.

Le radiografie ci mostrano spina dorsale costole, braccia e avambracci, gambe ginocchia e piedi, dita, in tutto simili alle nostre, con il potere della dimostrazione oggettiva, scientifica.
Ma nessuno prima aveva mai visto nello scheletro di un mammifero superiore la grande somiglianza con lo scheletro umano?

Per me è logico ed evidente che anche noi siamo animali, degli animali un po’ speciali che hanno evoluto molto la loro neocorteccia cerebrale senza poi utilizzarla molto, a quanto pare, ma sempre animali.

Sorrido ad un pensiero “laterale” che mi è venuto: Fili, con quelle arcate sopraorbitali pronunciate, con quegli occhi molto frontali, assomiglia a una piccola scimmietta di quelle che nella mia fantasia di bambino, vestite con una giubba ricamata, accompagnavano i cantastorie di una volta facendo girare la manovella dell’organino meccanico.
Seguendo la filosofia ottocentesca degli uomini che discendono dalle scimmie attraverso una serie di “anelli di congiunzione” si potrebbe dire che Fili rappresenta l’anello di congiunzione tra i felini e i primati!

I gatti accompagnano gli umani almeno da quando è stata introdotta la prima agricoltura, e forse da molto prima, e quindi ce n’è stato di tempo per osservarli mentre dormono!
Qualcuno avrà pur fatto le mie stesse considerazioni posando lo sguardo alternativamente su un gatto addormentato a pancia in su e su un bambino piccolo che gli dormiva vicino.

Gli umani con i gatti hanno toccato i due estremi opposti: i cristiani li avevano etichettati come simboli del demonio, compagni delle streghe, mentre gli Egizi ne avevano fatto delle divinità degne di essere raffigurate, mummificate e adorate.
Ma in questo modo entrambi avevano comunque evitato il confronto.
Chissà, forse qualche sacerdote egizio aveva già formulato un abbozzo di teoria dell’evoluzione proprio guardando i gatti, ma non ce n’è giunta traccia!
Noi dovevamo per forza essere figli del dio di turno, dovevamo venire dal Cielo, mica potevamo essere frutto di quella terra umida o dura che ci toccava coltivare.
Poi è arrivato l’evoluzionismo che ha decretato che eravamo l’ultimo anello del processo evolutivo: ogni specie animale discendeva da un’altra e noi arrivavamo per ultimi nelle decine di millenni più recenti, di conseguenza eravamo i più evoluti. Bisognerebbe chiedere a un delfino cosa ne pensa…
Una visione un po’ rozza, basata ancora su poche scoperte archeologiche, che oggi è abbondantemente superata, ma che dava il via alla spiegazione scientifica.
Da allora, non potendo più invocare le celesti divinità creatrici o di cui dovevamo esser figli, si è passati agli extraterrestri ipotizzando che noi umani discendiamo da razze aliene sbarcate sul pianeta in epoche remote oppure che siamo frutto dei loro esperimenti genetici, un po’ come le scimmie intelligenti del film “il pianeta delle scimmie” che nella sceneggiatura erano fatte discendere da una modificazione genetica degli scimpanzè dei nostri attuali laboratori scientifici, dovuta alle radiazioni di una guerra nucleare.

Non c’è verso che si possa accettare l’idea che siamo anche noi degli animali, prodotti dall’evoluzione di questo pianeta, evoluzione che per me ha dei binari obbligati come informazioni universali, perché partendo dai batteri deve arrivare ai rettili e poi ai mammiferi.
Secondo la Scienza, perché ci sia la possibilità di sviluppo dell’intelligenza, l’evoluzione deve arrivare alle cinque dita, di cui uno opponibile, in quanto solo con le “mani” possono essere fabbricati strumenti e possono espandersi le zone corticali del cervello fino a aumentare notevolmente il neocortex.
Anche gli scoiattoli, castori e altri roditori hanno il pollice opponibile, ma lì non c’è stata una strada da percorrere per evolversi. Oppure non è vero che basta avere le “mani” e la ragione dell’aumento così elevato del neocortex negli umani è un’altra, ad esempio delle radiazioni ionizzanti che hanno causato mutazioni genetiche andate in quel senso.

A proposito: le manine di Fili hanno quattro dita lunghe e una più corta che si attacca più in alto e che verrebbe da chiamare “pollice” e lui, anche se non lo può usare opponendolo come le scimmiette, già lo utilizza per prendere le cose e portarsele alla bocca!
Invece nei recenti film di fantascienza, tipo “Guerre Stellari” ci si diverte a immaginare le razze aliene con le forme più bizzarre possibili, assolutamente improbabili, tremendamente avulse da ogni considerazione funzionale, ma frutto delle combinazioni più strane dell’esistente, un po’ come gli animali fantastici dei “bestiari” del medio evo.
Diversamente io penso che se in altri sistemi stellari vi sono, come è molto probabile, pianeti abitati da forme di vita progredite, intelligenti e consapevoli, queste, avendo dovuto percorrere le stesse tappe evolutive, alla fine dovranno anche somigliare abbastanza a noi umani, pur se potranno esservi delle differenze specifiche dovute all’adattamento a un ambiente un poco diverso, come del resto è già tra gli umani stessi. Speriamo che non abbiano anche la nostra stessa ferocia, la nostra stessa sete di sangue, di potere e di devastazione del loro stesso ambiente: di simile stupidità è abbastanza quella che c’è qui sulla Terra.
In questo noi non assomigliamo ai nostri “cugini” primati più evoluti, Bonobo, Scimpanzè e Oranghi: siamo molto peggiori, siamo molto più feroci e sanguinari. Delle vere e proprie belve.
Sembra quasi che abbiamo ereditato anche alcune caratteristiche proprie dei grandi felini, animali molto “feroci” che ci consideravano volentieri loro prede. O forse la nostra ultima evoluzione, i Sapiens Sapiens, rappresenta un “errore” evolutivo, un imprevisto, un’anomalia distruttiva, un virus.
Può darsi che in qualche modo Fili sia consapevole della limitatezza degli umani, che i gatti “utilizzano” per fare una vita comoda senza compiere alcun lavoro, cosa alla quale sono veramente allergici, lasciando fare tutta la fatica agli umani. Lui, che già si considera sicuramente pari a noi, vuole fare tutto quello che facciamo noi, chiede gentilmente, ma con una certa insistenza, che gli vengano aperte le porte, accesa l’aria condizionata, messa la pappa nella ciotola, cambiata l’acqua, pulita la cassetta, e ci guarda con affetto ritenendoci probabilmente “i suoi umani domestici” (come fa dire Sepùlveda al suo gatto Zorba ne “La Gabbianella e il gatto”, un bel romanzo divenuto un bellissimo cartone animato).
Meno male che dai suoi 40 cm medi da terra ci vede come dei giganti, altrimenti abbandonerebbe anche quel poco di timore che da “piccolo” ha per i “grandi”, e finirebbe per considerarsi lui il capo.

Pier Prospero 26.03.2004
(le immagini riprodotte sono di Pier Prospero)