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LE ZONE GEOPATICHE E I LORO EFFETTI SULLA SALUTE

LE ZONE GEOPATICHE E I LORO EFFETTI SULLA SALUTE

di Pier Prospero – da “Aquarius” n. 4 e n. 5/1996 –

Prima parte (Aquarius n. 4)

Le civiltà Antiche
Lungo il cammino della sua evoluzione la specie umana ha progressivamente perduto l’originaria sensibilità a quanto arriva dall’ambiente in termini di energie sottili .

Le antiche civiltà erano in grado di evitare le zone geopatiche: tutti i popoli, anche i più “primitivi”, sapevano che osservando gli animali potevano riconoscere i posti più adatti alla sosta e al riposo.
Tuttora i popoli nomadi si accampano dove si radunano per dormire i cani o gli altri animali stanchi per la marcia.
Egizi, Babilonesi e Romani in occidente, Indù e Cinesi in oriente, hanno lasciato testimonianze precise della conoscenza delle geopatie e per noi è più vicina la testimonianza dell’uso di Etruschi e Latini di analizzare il fegato degli animali per trarne conclusioni sull’opportunità o meno di costruire in quel luogo. Similmente si comportavano gli antichi Britanni che addirittura cercavano di sfruttare per scopi a noi ancora non del tutto chiari i punti energetici innalzandovi file di menhir.
Del resto anche la bacchetta da rabdomante è rappresentata su stele babilonesi e su documenti cinesi antichissimi.

La riscoperta dell’energia “sottile”
Una raffigurazione moderna della metodologia rabdomantica è stata riconosciuta in una incisione del 18° secolo, contenuta nello “Speculum Metallurgicum Politissimum” di R. Rossler, che mostra alcuni rabdomanti che fanno contrassegnare il terreno con dei picchetti: la rilevazione di una forte anomalia avrebbe loro segnalato la presenza di una vena mineraria ferrosa o carbonifera.

Anche i Costruttori di Cattedrali del medioevo conoscevano e utilizzavano gli scorrimenti acquiferi e le reti cosmo-telluriche: in alcuni ambienti, come nel Coro, non volevano vi fossero perturbazioni energetiche e costruivano di conseguenza; sfruttavano invece la potenza dei “nodi” sovrapposti a scorrimenti d’acqua sotterranei per creare sensazioni “soprannaturali” agli iniziati o ai fedeli, ottenendo anche guarigioni “miracolose”.
Nella mia esperienza personale ho potuto constatare che in un edificio del 13° secolo, costruito forse sopra rovine molto antiche nella collina veronese, poi adattato a villa padronale, i muri nella direzione Nord/Sud seguivano precisamente le linee della rete di Hartmann in modo da evitare la presenza di nodi nella stanza, ma questo non avveniva più in un’ala aggiunta in epoca più recente.
Un’altro edificio riadattato a casa colonica nel secolo scorso, ma costruito nel 14° o nel 15° secolo nella pianura veronese, presentava un analogo andamento delle pareti rispetto alla rete solo nella parte originaria, così che è stato possibile ipotizzare un ampliamento più recente su tutto un lato, ipotesi confermata poi da un sondaggio sotto l’intonaco.
Questo ci fa capire che all’epoca di questi edifici i costruttori conoscevano e tenevano in conto la qualità energetica della zona per avere ambienti ricchi di risonanze, favorevoli alla meditazione o alla contemplazione e soprattutto ambienti di riposo non perturbati.

Da cosa nascono le Zone Geopatiche ?
Le perturbazioni geopatiche possono derivare da scorrimenti acquiferi profondi in pressione e dalle loro eventuali sovrapposizioni a diverse profondità, da vene minerarie soprattutto se contenenti magnetite, oppure da reti energetiche (di cui le principali sono dette di Hartmann e di Curry dagli studiosi che le hanno riscoperte nel nostro secolo) che secondo alcune teorie sarebbero costituite da onde di risonanza causate dal fatto che la parte solida del pianeta e la ionosfera (strato conduttore che la avvolge da 50-70 mila metri a 300 mila metri circa) si comportano come un “risonatore sferico” che emette varie frequenze tra cui anche quelle dei reticoli che sarebbero quindi composti da onde a forma quadra a bassissima frequenza.

Come si possono rilevare le zone perturbate?
Nella nostra epoca sembra che per la scienza ufficiale gli strumenti elettronici godano di molta più considerazione della capacità umane, cosa che nessuna cultura antica si sarebbe mai sognata di proporre, per cui non avendo ancora trovato il modo di far rilevare queste zone da strumenti con beep beep, ronzii strani o quadranti luminosi, semplicemente si afferma che non esistono, o meglio: che per adesso non esistono!
A suo tempo anche Alessandro Volta fu sbeffeggiato dai suoi colleghi scienziati che negavano la validità della sua scoperta e questo ci deve far riflettere.

Come si individuano le zone geopatiche?
Allora, ci si chiederà, come si fa a rilevare le zone geopatiche?

Da sempre e in tutte le Culture si sono formate delle figure di “specialisti” più sensibili della media alle energie sottili, che operavano sia per un utilizzo di queste energie, anche terapeutico, sia per escludere i luoghi nocivi dalla permanenza prolungata di esseri umani e animali allevati.
Nella nostra Cultura la figura corrispondente è storicamente il “Rabdomante” che è ancora presente nella cultura popolare soprattutto per il servizio che rende agli agricoltori nel trovare pozzi, anche di modesta portata, utili per l’irrigazione dei campi.
Un tempo i rabdomanti erano considerati molto di più, tanto da essere sempre presenti nelle Corti Europee, perchè oltre all’acqua erano in grado di reperire vene metallifere e carbonifere e giacimenti di cristalli preziosi.
Oggi, con la rivalutazione di questa sensibilità, si è andata via via definendo la figura del “Geobiologo” che opera con tecniche biofisiche e con la strumentazione disponibile.
Per esempio risulta inutile mettere energia nella rilevazione dei campi magnetici dovuti ai cavi elettrici quando uno strumento elettronico è in grado di dare valori abbastanza precisi, anche se non è così sensibile come il Geobiologo, poichè lo strumento è sufficiente per sapere quello che ci serve.
E’ la sensibilità della persona a rilevare i campi e non l’eventuale bacchetta, il pendolo o l’antenna di Hartmann, per cui il corpo-mente del sensitivo costituisce la strumentazione di rilevazione e pendolo o bacchetta sono le lancette o il display necessari per rendere visibile la rilevazione.
Infatti i sensitivi più capaci usano solo le loro stesse mani proprio come gli aborigeni australiani e molti sciamani di popoli che noi arrogantemente definiamo “primitivi”, mentre sono gli eredi di antiche conoscenze che noi non abbiamo ancora riscoperto.
In una prossima occasione saranno spiegate le conseguenze della permanenza sulle zone geopatiche e quello che si può fare per non incorrere in questo potenziale pericolo per la nostra salute.

LE ZONE GEOPATICHE E I LORO EFFETTI SULLA SALUTE (seconda parte, Aquarius n. 5)

Le cause delle zone geopatiche sono fondamentalmente di due tipi:
il primo gruppo è dovuto principalmente alla presenza nel sottosuolo di falde acquifere a varie profondità e con varia pressione, e secondariamente alla presenza di vene minerarie metallifere o carbonifere, petrolio e gas;
il secondo gruppo è dovuto alla presenza dalla crosta terrestre alla ionosfera di onde di risonanza a disposizione reticolare, influenzate dal campo magnetico terrestre, e dai punti di incrocio di questi reticoli che sono molto più attivi energeticamente; i reticoli principali sono quello globale, detto di Hartmann, e quello di Curry.
Gli effetti più forti sono dati dalla sovrapposizione di più zone geopatiche.
Come in tutte le cose, vi sono zone geopatiche che possiamo definire “yang” e altre che possiamo definire “yin”, con effetti diversi.

Gli effetti sulla salute
Ma cosa può succedere a chi invece senza saperlo dorme o lavora su una zona geopatica?
Quando dormiamo l’eccesso di influssi elettromagnetici provoca un notevole stress alle cellule.
E’ stato constatato che molte malattie psicosomatiche si aggravano se la persona dorme su zone geopatiche.
Chi si occupa di Geobiologia sa che i campi generati dalle situazioni geopatiche naturali o tecnologiche vanno ad alterare le difese immunitarie agendo a livello energetico sui corpi sottili oltre che sul corpo fisico.
Questo fatto è di per sè molto grave e, indipendentemente dalla esatta conoscenza delle sue cause, deve far riflettere sulla nocività dell’esposizione a tali zone.
Inoltre le varie ricerche svolte hanno messo in evidenza diversi aspetti di quella che a mio parere, e sulla scorta di quanto afferma B. Audisio nelle sue ricerche, si può definire una alterazione della polarizzazione cellulare: le cellule depolarizzate perdono coesione e coerenza, “invecchiano” e rischiano di “impazzire”.
Questa alterazione avviene sia per la mancanza del campo elettrico naturale in ambienti che si comportano come “gabbie di Faraday”, sia per la prolungata esposizione ai campi elettromagnetici tecnici, come quelli prodotti dai cavi dell’alta tensione.
Potrebbe quindi anche far parte delle possibili cause delle geopatie.

La rete di Hartmann
Il medico tedesco E. Hartmann, dell’università di Heidelberg ha riscoperto e studiato la rete cosmo-tellurica, che da lui prende il nome, definendola come una griglia elettromagnetica orientata secondo il magnetismo terrestre (nord-sud e est-ovest).
Gli studi del prof. W. Ludwig precisano questo concetto e ritengono il reticolo globale dovuto all’effetto del risonatore sferico cavo formato dalla ionosfera e dalla parte solida del pianeta oltre che all’effetto del “condensatore” Terra-Cosmo.
Con una serie di esperimenti ripetibili il dott. Hartmann ha dimostrato la nocività dei nodi di incrocio di questa rete, detti nodi “H”, nocività comprovata anche dall’epidemiologia.
Altri medici, come H. Petschke, H.L. Konig, J. Regnault, hanno successivamentestudiato gli effetti dei nodi sulla sedimentazione sanguigna.
Hartmann stesso, Jenny, Wilhelmi e Steinemann, hanno studiato l’andamento dei tumori nelle cavie da laboratorio giungendo alla conclusione che, a parità di inoculazione, sui nodi H le cavie morivano tutte mentre fuori dai nodi presentavano una soppravvivenza molto accentuata.
I sintomi dell’influsso di un nodo H vanno da insonnia, dolori, stanchezza cronica, a patologie molto gravi.
L’Istituto di Geobiologia di Losanna ha constatato che il 70% di un campione di ammalati posti su nodi H è migliorato dopo poco tempo solo spostando i letti; lo stesso Istituto ha condotto un esperimento in una fabbrica che, spostando i macchinari posti sui nodi, ha ottenuto una riduzione delle assenze per malattia e un aumento del 30% del rendimento.
Ricerche sugli animali di allevamento hanno dimostrato che le femmine tenute stabilmente su nodi H sono molto più soggette ad aborti e producono meno latte delle altre.

Cosa fare
Cosa si può fare per non incorrere in questo potenziale pericolo per la nostra salute?
La cosa più importante è pensare alla prevenzione e non rischiare di dormire anni della nostra vita su una zona geopatica.
Si può prevenire questo rischio quando si costruiscono le abitazioni, facendo analizzare il sito da un geobiologo prima di iniziare il cantiere, oppure se la casa è già costruita tenendo conto della rilevazione geobiologica nella disposizione dell’arredamento.
La Bioarchitettura utilizza le conoscenze della Geobiologia (disciplina che studia gli effetti sugli organismi viventi della conformazione geologica del luogo) per operare una efficace prevenzione nel costruire, ristrutturare, e arredare una casa.
Anche nel dubbio scientifico la Bioarchitettura preferisce utilizzare questa prevenzione e non sottoporre i propri utenti agli effetti delle zone geopatiche: ritiene che quando la correlazione tra geopatie e patologie verrà accettata anche dalla scienza medica ufficiale saranno i medici stessi a consigliare lo spostamento del letto o della scrivania, ma a quel tempo solo gli utenti della Bioarchitettura e della Geobiologia avranno messo in atto la prevenzione da alcuni anni.

L’intervento del Geobiologo
Per individuare i punti geopatogeni nella nostra abitazione occorre interpellare un geobiologo.
Il geobiologo deve essere in grado di riconoscere i campi di bassa intensità (che non sono ancora individuabili e misurabili neanche con una sofisticata strumentazione) con la propria sensitività e con la propria perizia tecnica, oltre che con l’aiuto dell’antenna messa a punto da Hartmann elaborando la bacchetta da rabdomante, o con il più conosciuto “pendolo” da radiestesia.
Una volta individuata la presenza di scorrimenti acquiferi e la disposizione dei reticoli e dei nodi, il geobiologo stabilisce la intensità della zona geopatica individuata e fornisce una relazione tecnica corredata dalla mappatura della rilevazione.
Di questo lavoro si dovrà tener conto nella progettazione o nell’arredamento della casa soprattutto riguardo alle camere da letto e ai posti di lavoro fissi, evitando la pericolosità delle zone geopatiche, prendendo la semplice ma efficace precauzione di spostare letti, culle, poltrone e scrivanie da tali posizioni.
Il geobiologo contribuisce ad una visione olistica della salute e dell’abitare.
In una visione olistica dell’uomo la casa è la sua “terza pelle” (dopo la pelle e gli abiti) e va curata per tale, ma anche il nostro pianeta è vivente e i suoi vari canali energetici sono paragonabili in qualche modo a quelli, chiamati “meridiani”, che scorrono nel nostro corpo.
Oggi siamo in un momento di riscoperta dell’importanza di questo modo di vedere la realtà con le sue sottili ma potenti interrelazioni energetiche, e l’idea della qualità della vita, e quindi della qualità della nostra casa, propugnata dalla Bioarchitettura, dalla Geobiologia, dalla Medicina Naturale e dalle Terapie Dolci inizia ad incidere sulla mentalità di un numero sempre maggiore di persone.