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LE CHIESETTE DEL BELLUNESE, UN ESEMPIO DI POSTI GIUSTI PER LA SPIRITUALITA’

LE CHIESETTE DEL BELLUNESE, UN ESEMPIO DI POSTI GIUSTI PER LA SPIRITUALITA’

Ho avuto il piacere di collaborare alla stesura di questo Capitolo a cura dell’amico Adriano Barcelloni Corte da inserire nel volume “Chiese e cappelle rurali nella Valbelluna”  a cura di Adriano Alpago-Novello, Fondazione Giorgio Cini-Regione del Veneto, Neri Pozza Editore, 2000 – (pagine da 291 a 295).
Il testo mostra un’applicazione dell’analisi geobiofisica e del rilievo geobiologico allo studio delle isolate chiesette rupestri bellunesi, spesso edificate su antichi luoghi di culto preistorici.
È interessante scoprire che lo scambio energetico del suolo in questi luoghi sacri è sempre forte e significativo, inoltre si prospetta l’ipotesi che i costruttori delle chiesette più antiche utilizzassero i campi energetici naturali nella scelta della posizione dell’edificio e nel disegnarne la mappa.
Il testo è passato al vaglio della Fondazione Cini e questo dimostra che affrontando questi argomenti in modo serio si ottiene credito anche negli ambienti più “difficili”.
Il capitolo è qui riportato nella forma integrale originale che nel libro è stata soggetta a riduzione per esigenze editoriali.
Dalle mappe dei rilievi geobiologici che si possono vedere in questo capitolo emerge chiaramente l’utilizzo delle situazioni geologiche per la determinazione dei luoghi sacri antichi e dei reticoli energetici come “griglie progettuali” dei manufatti cristiani che li hanno sostituiti.
L’ultima mappa geobiologica presentata, quella della chiesetta di Sant’Andrea, è frutto dell’assemblaggio e della correzione, date le mie attuali conoscenze, di quattro rilievi: due miei a distanza di un certo tempo e due di altri operatori di GEA.
Ci si trovò davanti a quattro rilievi molto simili per le zone di origine geologica e invece molto diversi per i reticoli energetici.
Era il 1999 e il fatto che perfino i miei due rilievi dei reticoli non coincidessero fu determinante per farmi decidere di frequentare il corso al Forschungskreis für Geobiologie di Waldbrunn per imparare a rilevare il reticolo parallelo al nord direttamente dagli allievi del dr. Hartmann.
Dopo il corso tutto cambiò: abbandonai gli insegnamenti ricevuti in precedenza che dipingevano un reticolo di misure, forme e orientamento variabili a piacimento per seguire l’esperienza di qualche centinaio di operatori ipersensibili tedeschi che avevano eseguito migliaia di rilievi del reticolo un po’ in tutto il mondo. Ci volle ancora un po’ di tempo per scoprire il reticolo piccolo e il suo forte potere di confondimento, dopo di che misi a punto un metodo di rilievo che permette una certa correttezza e riproducibilità.

RILEVAZIONI DI TIPO GEOBIOFISICO UTILIZZABILI PER L’APPROFONDIMENTO DELLA CONOSCENZA GLOBALE DELLE CHIESE RURALI DELLA VALBELLUNA
di Adriano Barcelloni Corte

Perché molte di queste antiche chiese sono così isolate, a volte abbarbicate sui costoni delle montagne?
Cosa ci stanno a fare tanto lontano dagli insediamenti?

Forse lo studio delle interazioni energetiche tra le strutture geologiche e gli organismi viventi può rappresentare uno strumento in più da affiancare ai dati storiografici e religiosi, per approfondire la conoscenza e la comprensione di questi importanti segni dell’uomo.
Molti studi compiuti da cinquant’anni a questa parte hanno evidenziato che il nostro pianeta è attraversato da campi energetici reticolari, il più noto dei quali è quello riscoperto negli anni cinquanta dal medico tedesco Ernst Hartmann (1).

Ma sulla superficie terrestre agiscono anche altri campi, che sono rilevabili dalla spettrometria, come le radiazioni terrestri dovute alla situazione geologica e tettonica, o quelli provocati dallo scorrimento di acqua nel sottosuolo.
Di tutti questi fenomeni è possibile avere un’esperienza diretta.
Esistono quindi alcuni luoghi che per la particolare struttura geologica e tettonica risultano particolari dal punto di vista energetico e possono  influenzare le relazioni degli organismi.
Gli antichi Cinesi ne erano ben consci e parlavano dei canali energetici come delle “vene del drago” o di “meridiani tellurici” del pianeta.
L’antica scienza della Geomanzia e del “Feng Shui” (2), che da oltre due millenni indaga sull’equilibrio cosmotellurico in rapporto all’habitat, si avvaleva abitualmente di prospezioni di tipo rabdomantico per individuare i siti idonei sia alla costruzione delle abitazioni, sia per le tombe degli imperatori.
La ricercatrice svizzera Blanche Mertz (3) e il suo gruppo già all’inizio degli anni ottanta hanno studiato su vasta scala il rapporto che intercorre tra l’energia dei luoghi e il comportamento e la salute delle persone, portando alla scoperta dei cosiddetti “luoghi alti” del pianeta dove l’intensità delle energie cosmotelluriche genera un particolare impatto sugli individui.
Secondo la Mertz molti di questi siti furono utilizzati fin dall’antichità come luoghi di culto all’aria aperta, ma anche templi di diverse religioni – comprese alcune cattedrali e chiese minori cristiane – sono situate su luoghi particolarmente carichi di energia.

Scopo dell’indagine

Che anche i nostri antenati fossero in grado di riconoscere le caratteristiche energetiche dei luoghi e di utilizzarle all’interno dei luoghi di culto?
Che la natura di questi luoghi possa avere in qualche modo influito sulla scelta dei santi dedicatari?
E sarà possibile riconoscere una qualche relazione fra questi ultimi e le caratteristiche energetiche dei siti?

Prendendo spunto anche da un recente lavoro portato avanti da Mariangela Migliardi e Marino Zeppa di “GEA, Istituto per l’Analisi Geobiofisica dell’Ambiente” che è tuttora in corso e che ha come tema la corrispondenza tra alcune pievi romaniche delle campagne dell’Astigiano e del Monferrato e le deformazioni geologiche plastiche o rigide, o le emergenze di acquiferi liberi/confinati, si è cercato di verificare sul campo se anche le piccole chiese rurali bellunesi sorgessero o meno su siti soggetti a particolari campi di forza.
La disponibilità dei rilievi dell’intera area bellunese ha rappresentato l’occasione per tentare, se non di dare una risposta a queste domande, almeno di condurre alcune ricerche e riflessioni su questo tema, senza la pretesa di essere esaurienti ma con l’intento di abbozzare un possibile metodo di indagine che potrebbe essere esteso e approfondito successivamente.
Sulla pianta sono stati tracciati i diversi campi energetici rilevati sul posto, con lo scopo di rappresentare la natura dei luoghi e di ricercare un’eventuale relazione tra questi e alcune chiesette.
Viene qui riportata, a titolo di esempio, la scheda relativa alla chiesa di San Daniele di Pedeserva (ora San Liberale).

Criteri di scelta dei campioni

Si è cercato di individuare una campionatura che, anche se limitata, potesse comunque essere rappresentativa di situazioni diverse sia dal punto di vista energetico e ambientale, che da quello della dedicazione e della storia.
La scelta è stata operata tenendo conto innanzitutto dell’epoca di fondazione delle chiese, della loro ubicazione e infine delle notizie raccolte sull’utilizzo che ne veniva fatto, soprattutto in passato.
Sono quindi state scelte due chiese-santuario, assai diverse tra loro, come quelle dei santi Fermo e Rustico e quella di San Mamante, e tre chiesette di montagna.
La prima era un tempo meta di pellegrinaggi da parrocchie anche piuttosto lontane, la seconda si trova a pochi passi da una sorgente la cui acqua è ritenuta prodigiosa, soprattutto per le mamme con problemi di allattamento.
San Daniele (ora san Liberale), senza dubbio una tra le più antiche, alle pendici del Monte Serva;
San Giorgio al Peròn, dedicata al santo guerriero che uccide il drago, situata in posizione particolarmente elevata (1300 m sul livello del mare) e is
olata; e infine Sant’Andrea in Monte (Polpèt), che con la sua posizione difficilmente accessibile domina l’incrocio tra il canale del Piave, la Valbelluna e l’Alpago.

Metodologia della rilevazione

Le rilevazioni delle emissioni energetiche sono state compiute con il metodo biofisico, poiché mentre la radianza delle faglie e la presenza di acqua nel sottosuolo sono rilevabili attraverso la spettrometria satellitare, la natura dei campi energetici reticolari non è ancora conosciuta e non esistono pertanto strumenti sufficientemente affidabili adatti alla loro rilevazione.
Come hanno dimostrato gli studi di ricerca commissionati al professor Hans-Dieter Betz (4) dell’Università di Monaco di Baviera, dal governo tedesco nel campo della rilevazione e ricerca di acque sotterranee in zone aride, il livello di precisione raggiunto utilizzando il metodo biofisico è attualmente di molto superiore a quello raggiunto con ricerche convenzionali.
Si ritiene quindi che lo strumento migliore, il recettore più completo e complesso sia ancora l’uomo con la sua sensibilità, se adeguatamente educata e affiancata dall’esperienza.
Il metodo biofisico si avvale anche di strumenti, come ad esempio la “bacchetta” del rabdomante, che non rilevano nulla di per sé, ma servono unicamente ad amplificare ed evidenziare le variazioni di tensione nervoso-muscolare indotte nella persona dalle emissioni energetiche del luogo.
Le indagini sono state condotte sul posto con la collaborazione di esperti nell’analisi geobiofísica dei luoghi, che hanno alle spalle una metodologia e un percorso formativo comune tale da consentire di rendere l’esperienza ripetibile. Nelle normali rilevazioni condotte su terreni e abitazioni il grado di precisione nel riscontro in cieco è molto alto.
Si è cercato poi di rappresentare i diversi campi energetici che sono stati riscontrati.
È anche parso particolarmente importante considerare gli effetti e le sensazioni psicofisiche avvertite dalla persona in relazione alle emissioni energetiche del luogo, per cui si è cercato di integrare la mappatura di tali campi anche con una breve descrizione qualitativa della percezione. Questo ovviamente non sarebbe potuto avvenire con un mero rilievo strumentale.
Senza pretesa di oggettività assoluta, si è cercato di rappresentare e comunicare in sintesi le sensazioni che riteniamo siano complessivamente rilevabili da chiunque si avvicini a questi luoghi sacri rimanendo in contatto con se stesso e prestando attenzione alle percezioni del proprio corpo.
È parso infine utile, per un confronto con i risultati delle rilevazioni biofisiche, affiancare le piante con pur schematiche sezioni che rappresentano la situazione geologica sottostante rilevabile in base alle osservazioni visive e ai dati pubblicati o cartografati.
Le sezioni geologiche riportano i tratti fondamentali del territorio individuando l’andamento della stratificazione, la presenza di eventuali discontinuità e, in modo indicativo, lo spessore dei terreni di copertura.
La posizione delle discontinuità è tracciata con una singola linea che interrompe la regolarità della stratificazione; in realtà questi disturbi tettonici sono spesso accompagnati da un fascio di discontinuità minori che danno origine a fasce di intensa rottura o a fagliazioni (fratture con rigetto modesto).
Nelle sezioni sono state anche rappresentate in modo semplificato e indicativo le tensioni e i movimenti indotti nell’ammasso dalle forze tettoniche.
Quasi tutte le zone esaminate sono soggette a forze di compressione e movimenti di sollevamento.
Per facilitare un inquadramento geologico generale, è stato ricostruito anche un profilo geologico schematico attraverso l’intero vallone bellunese tra la dorsale del Col Visentin, a sud, e il monte Serva, a nord.
Le chiese di Sant’Andrea, san Giorgio e san Daniele sono tutte collocate in destra idrografica, in prossimità di una grande faglia di importanza regionale nota come “Linea di Belluno” che ha consentito lo spostamento di migliaia di metri verso sud dei monti che si affacciano sul vallone del Piave.
La chiesa di San Fermo si trova al centro del vallone bellunese in prossimità di una faglia di tipo locale.
La chiesa di San Mamante si trova in sinistra idrografica del fiume Piave, in una zona apparentemente non interessata da disturbi tettonici rilevanti.

Conclusioni

Dalle rilevazioni eseguite pare che i luoghi in cui sorgono le chiesette analizzate siano interessati, pur in misura diversa, da forze di spinta provenienti dal sottosuolo e in alcuni casi anche dalla presenza di acqua in scorrimento nel sottosuolo stesso.
In qualche modo sembrerebbe quasi che le murature siano state costruite utilizzando i reticoli come linee guida, sebbene a volte con lievi spostamenti, dovuti forse alle spinte tettoniche e alle azioni sismiche.
Malgrado questo sia difficile da dimostrare, si potrebbe ipotizzare che i campi reticolari fossero percepiti dagli antichi costruttori come linee di forza e utilizzati come se potessero “rinforzare” la costruzione e aumentarne la sacralità.
Per questo è importante conservare e tutelare queste chiese anche in quanto segni pervenuti sino a noi (dopo quelli lasciati da civiltà precedenti) della capacità di “sentire” il territorio e di utilizzarne le diverse “voci” che i nostri predecessori – a quanto pare – ancora possedevano.

Note:
(1) Il dott. Hartmann ha svolto per oltre 40 anni l’attività di medico ad Eberbach,in Germania. Per quasi 50 anni, fino alla sua scomparsa nel 1992, ha occupato ogni momento libero con lo studio del fenomeno della radiazione terrestre e delle malattie al cui scatenarsi concorrono le sollecitzioni del terreno. Egli e il suo gruppo di ricerca chiamarono la ree nota appunto con il suo nome “rete globale”, mentre il reticolo noto come “di Curry” veniva chiamato “rete diagonale”.
(2) Tradotto letteralmente significa “vento e acqua”, è l’arte cinese di equilibrare, armonizzare e aumentare il flusso delle energie nell’ambiente naturale e costruito.
(3) Titolo originale: “Les Hauts-lieuxcosmotelluriques. Leurs énergies subtiles méconnues” 1983/85 Librairie de l’Université, Georg & C., Geneve. Titolo italiano “I luoghi alti, le sconosciute energie cosmotelluriche e la loro influenza sulla vita umana” SugarCo Ed., Como 1986.
(4) Il Prof. Betz ha svolto numerosissime ricerche idriche geobiofisiche (rabdomantiche) con l’ing. minerario Hans Shröter come rilevatore, nell’ambito di un progetto durato 10 anni sulla ricerca di disponibilità idriche nei paesi aridi svolto come collaborazione internazionale dal governo tedesco. Il dato statisticamente significativo è che, abbinabdoil geologo con il rabdomante e con attrezzature perfette si ottiene il 96% di successi nelle perforazioni in paesi come Sinai, Sri Lanka, ongo, Yemen, etc. Il rabdomante da solo ottiene l’80% di successinelle stesse zone, successi che sono ben maggiori di quelli ottenuti con le ricerche geologiche convenzionali.

SAN DANIELE DI PEDESERVA

San Daniele (ora rinominata “San Liberale”) è senza dubbio una tra le chiese più antiche del bellunese e conserva ancora integra la disposizione della pianta a croce latina.
Sorge, come San Fermo e Rustico, sulla sommità di un poggio che aggetta come un promontorio dalle pendici del Monte Serva.

Per capire come è fatta la chiesa è utile vederne la sezione nella quale sono evidenti le scale che scendono agli ingressi alla cripta.

Mappatura dei campi energetici reticolari e tellurici (geobiologia)
dr Pier Prospero, esperto in geobiologia del Forschungskreis fur Geobiologie “dr Ernst Hartmann” di Waldbrunn (Heidelberg).All’indagine geobiofisica l’intero edificio sacro risulta compreso in un ampio e forte campo di faglia che provoca una sensazione di spinta verso l’alto, quasi di elevazione spirituale. Sensazione che deve aver determinato la scelta del posto come luogo di culto neolitico, ed è spiegata dalla risultante delle spinte tettoniche in gioco.
Come si può vedere dallo schema geologico del Vallone Bellunese, tutte queste chiesette sorgono in zone sollecitate da stress tettonici e nelle immediate vicinanze di faglie compressive che scaricano ingenti quantità di energia.
Non sono posti giusti per abitarci, sul lungo periodo ci si ammalerebbe, ma sono posti speciali per elevarsi, per sviluppare la propria spiritualità, proprio per la sensazione di elevazione che danno, che fa perdere il radicamento alla terra ma fa acquisire il contatto con il divino che c’è nella natura.

All’indagine geobiologica sono state riscontrate alcune fratturazioni, con andamento quasi parallelo, lungo l’asse principale della chiesa.
E’ stata riportata (in marrone) solo quella che in realtà è una reale dislocazione delle rocce, compresse da sud a nord.
Ortogonali a queste, sono presenti alcuni campi energetici dovuti allo scorrimento di acqua nel sottosuolo, di cui è stato riportato (in blu) solo quello dato da uno scorrimento con molta acqua ritenendo che possa essere l’unico perenne.
L’incrocio fra queste due situazioni geologiche disegna una croce latina e genera punti energeticamente assai forti, uno dei quali viene a trovarsi sulla sommità della gradinata che conduce all’altare.
Questo punto, evidenziato sulla mappa con un cerchio giallo, è ulteriormente rinforzato dalla concomitanza di un incrocio del reticolo parallelo al nord (di Hartmann) e in parte anche di un incrocio del reticolo diagonale al nord (di Curry).
Una situazione non frequente che crea una sinergia energeticamente molto “forte”.
Sotto, nel soffitto dell’accesso alla cripta, questo stesso punto è evidenziato con l’affresco di un sole-rosa dei venti, forse per suggerire la forte irradiazione energetica e le direzioni cardinali determinate anche dalla sovrapposizione degli incroci dei due reticoli energetici (il rilievo dei reticoli è qui presentato come dalle attuali conoscenze correggendo l’errore iniziale dovuto al rilievo non consapevole del reticolo piccolo).
La geometria della pianta sembra davvero impostata sui reticoli, in particolare gli incroci del reticolo di Curry – con la maglia di m 3,80×3,80 – paiono determinare gli spigoli di navata e transetto, mentre “linee” del reticolo di Hartmann – con la maglia di m 2,50×2 – attraversano gli ingressi e sono in concomitanza con le pareti perimetrali e sembrano determinare la “griglia progettuale” della chiesa.

Scheda geologica
dr Giorgio Giacchetti, geologo.
La chiesa di San Daniele si trova nel fianco meridionale del vallone bellunese, poco a valle della Linea di Belluno, l’importante faglia che testimonia lo stato compressivo del settore dolomitico meridionale. Essendo in compressione, l’area si sta sollevando. La chiesa è posta su un promontorio del pendio, costituito da depositi glaciali caratterizzato da uno spessore presumibilmente attorno alla decina di metri. Le rocce del substrato sono costituite dalla sequenza di marne argillose e arenarie.
La circolazione idrica superficiale è limitata a un torrentello nelle vicinanze.
E’ probabile che al contatto tra le rocce del substrato (scarsamente permeabili) e i terreni di copertura (permeabili) vi sia una certa circolazione idrica che si manifesta nelle vallecole con zone umide e modeste scaturigini.

Rilievi geobiologici e schede geologiche delle chiesette di San Giorgio e di Sant’Andrea

Sono state analizzate anche le chiesette di montagna di San Giorgio al Peron e di Sant’Andrea al Monte di cui riportiamo i rilievi geobiologici e le schede geologiche, con l’avviso che i rilievi geobiologici sono stati eseguiti senza essere a conoscenza delle schede geologiche.
Queste due analisi sono state soppresse all’atto della pubblicazione del volume per ragioni editoriali.

San Giorgio al Peron
Mappatura dei campi energetici reticolari e tellurici (geobiologia)
dr Pier Prospero
La caratteristica principale di questo sito è di avere due situazioni opposte: la prima, generale, è la sensazione di spinta verso l’alto dovuta alle risultanti della compressione tettonica che dà un’idea di salire verso il cielo; la seconda, molto localizzata, è un senso di caduta verso il basso dovuto a una cavità verticale simile a un inghiottitoio poi coperto dai detriti (in rosso scuro sulla mappa).

La discontinuità locale della roccia (in marrone sulla mappa) dà una sensazione di salire uno scalino andando a nord e di scenderlo andando a sud della sua mezzeria.
Nella zona est l’incrocio del reticolo diagonale (Curry) coincide con quello del reticolo parallelo al nord (Hartmann), rara situazione che dà origine a una “stella” cioè alla rosa dei venti in cui i due reticoli determinano le otto direzioni cardinali principali in una sorta di bussola.
Inoltre in questi punti la sensazione di essere pervasi da una sorta di energia è molto accentuata dalla sinergia che si crea tra le due fonti, e in questo caso la concomitanza con l’energia emessa dalla dislocazione della roccia, che è frutto di una compressione, la accentua ulteriormente.
Questa particolare situazione, sommata alla sensazione di essere inghiottiti dalla roccia dovuta alla cavità verticale (“inghiottitoio”), dovrebbe essere stata la ragione della scelta di questo luogo per i culti neolitici, infatti si è sicuramente in presenza di un manufatto che ha racchiuso e coperto un antichissimo luogo di culto rupestre.

Il rilievo geobiologico (qui presentato con la correzione del reticolo parallelo al nord come dalle attuali conoscenze, mentre originariamente se ne era determinata una maglia più fitta dovuta al rilievo, non consapevole, del reticolo piccolo) ha messo in evidenza che la griglia progettuale è stata ripresa dal reticolo parallelo al nord (di Hartmann) che con la sua maglia di m 2,10×2,60 circa delimita tre pareti della chiesa su quattro, due pareti del locale annesso a sud, e l’asse centrale; inoltre il reticolo diagonale (di Curry) con maglia di m 4,10×3,90 e la rara concomitanza del suo incrocio con quello del reticolo parallelo al nord sembra aver determinato la posizione dell’altare a est e della porta a ovest. La porta sembra “difesa” da questi sbarramenti energetici che assieme alla discontinuità danno un notevole disagio al momento di oltrepassare la soglia, cosa che dovrebbe corrispondere a un preciso simbolismo.
Si può ritenere che in questo caso il primitivo luogo di culto fosse centrato nell’area della cavità in cui corrispondenza, oltre alla linea di dislocazione, vi è anche un incrocio del reticolo parallelo al nord.
L’indicazione della “croce” neolitica (di significato completamente diverso da quello cristiano) è data dal cerchio centrale dovuto alla cavità, dalle linee dello stesso reticolo che hanno origine dall’incrocio del reticolo parallelo al nord in sua concomitanza e dai quattro incroci del reticolo diagonale che lo contengono al loro centro.
Un altro punto di interesse neolitico deve essere stato senz’altro quello in cui sono concomitanti gli incroci dei due diversi reticoli che in questo modo determinano le otto direzioni della rosa dei venti, simbolo che si ritrova molto importante nella tradizione dell’antica Cina (Ba Gua).

 

San Giorgio al Peron
Scheda geologica
dr Giorgio Giacchetti, geologo.

La chiesa di San Giorgio si trova in prossimità di una cresta affilata che si allunga in direzione est-ovest delimitando il fianco settentrionale dell’ampio Vallone Bellunese. La morfologia della cresta, sempre affilata e impervia, è determinata dalla stratificazione quasi verticale dei masicci e compatti strati calcareo-dolomitici. Questi sono stati raddrizzati dalle poderose spinte verso sud che l’area Dolomitica ha subito durante la complessa formazione delle Alpi.
Alcune centinaia di metri a valle (sud) della chiesa passa la Linea di Belluno, una importante faglia che testimonia proprio queste poderose spinte.
Tutto l’ammasso roccioso risente di una condizione di stress compressivo, tuttora in grado di determinare l’innalzamento dei rilievi (spostamenti con ordine di grandezza del millimetro all’anno). Le pareti rocciose verticali che caratterizzano l’area sono sicuramente rilassate (detensionate) come testimonia il grande crollo postglaciale avvenuto dal vicino Monte Peron; tuttavia nei pressi della chiesa non si osserva alcuna testimonianza diretta dello stato di rilassamento dell’ammasso.
La circolazione idrica superficiale è assente. Quella sepolta, sicuramente molto profonda, si è impostata lungo le discontinuità (piani di strato e di faglia).

Sant’Andrea al Monte
Mappatura dei campi energetici reticolari e tellurici (geobiologia)
dr Pier Prospero (tratta dai rilievi del 1999 di Prospero, Bettiol e Ferri, e corretta sulla base delle attuali conoscenze)
In questo sito è sconcertante la concomitanza tra l’edificio e le emissioni energetiche naturali del terreno: la principale situazione geologica presente è una vera e propria piccola faglia che determina l’asse mediano dell’edificio sacro e si incrocia con una dislocazione locale e con una frattura delle rocce (rotture causate da movimenti tettonici secondari e minori) formando il disegno di una croce ortodossa. La frattura è stata evidenziata in qualche periodo con la disposizione della pavimentazione.

Come il precedente, da cui non è molto lontano in linea d’aria, questo sito comunica una forte sensazione generale di essere spinti verso l’alto, spiegabile con la risultante delle forze tettoniche presenti. Anche qui gli strati sono quasi verticali e vi è una faglia molto emissiva poco più a valle. La piccola faglia e la dislocazione aumentano questa sensazione di perdita di radicamento e dove si incontrano creano un punto che toglie il respiro nel quale, con una permanenza di un po’ di tempo nelle giuste condizioni di digiuno e meditazione, si potrebbe creare un qualche stato alterato di coscienza. Si ritiene quindi che questo fosse il sito di culto originario racchiuso poi nella chiesa cristiana.
Nelle immediate vicinanze è presente anche un incrocio del reticolo diagonale al nord, sempre in concomitanza con la piccola faglia, sulla cui area la sensazione è molto forte ma diversa e il passaggio – con un piccolo passo – da un punto all’altro mette i brividi.
Il reticolo parallelo al nord con la sua maglia circa di m 2,10×2,60 sembra chiaramente essere stato utilizzato come griglia progettuale per l’edificio e anche per il locale annesso a sud: la parete ovest della chiesetta ha i due angoli in concomitanza con incroci dei due reticoli parzialmente sovrapposti e questo può essere stato inteso come la formazione di due “pilastri” di energia che ne garantivano la forza e la portanza; altri due incroci del reticolo parallelo al nord determinano gli angoli che restringono l’edificio nell’abside e la successiva “parete” di questo reticolo a est determina la dimensione interna dell’abside e le “pareti” nord e sud delimitano precisamente quelle dell’edificio e del locale annesso.
Il reticolo diagonale al nord con la sua maglia di m 4×3,90 ha un’importanza straordinaria nella griglia progettuale poiché concorre precisamente a delimitare gli angoli del rettangolo entro il quale si sviluppa l’edificio all’esterno (evidenziato con un tratteggio verde) e la partizione dell’abside; sembra inoltre determinare in qualche modo anche la posizione delle porte di accesso.
Guardando la mappa del rilievo geobiologico si ha l’impressione che vi sia una insolita armonia tra le posizioni dei due reticoli energetici e che l’edificio sia stato “calato” di proposito in questa situazione quasi per beneficiarne in qualche modo.
Sicuramente è molto difficile sostenere che il tutto sia puramente casuale.

 

Sant’Andrea al Monte
Scheda geologica
dr Giorgio Giacchetti, geologo.

La chiesa di Sant’Andrea sorge su una dorsale orientale del Monte Serva che delimita il fianco settentrionale dell’ampio Vallone Bellunese. La dorsale, pur essendo in questo tratto ampia, ha il versante meridionale molto impervio.
La morfologia del pendio è stata modellata dalla Linea di Belluno che passa poche centinaia di metri a sud. Questa importante faglia è accompagnata da altre faglie secondarie che si manifestano con nette scarpate e incisioni del versante. La zona è quindi soggetta a tensioni compressive che determinano una tendenza all’innalzamento del rilievo.

La dorsale è costituita da una successione di calcari, dolomie e marne in strati sia grossolani che sottili. La stratificazione è quasi verticale per la presenza dei già citati disturbi tettonici.
La circolazione idrica superficiale è assente. Quella sepolta, sicuramente molto profonda, è impostata lungo le discontinuità (piani di strato e faglia).