Cos’è il benessere psico-fisico

Cos’è il benessere psico-fisico

Non è solo “star bene” ma molto di più. Il benessere è uno stato globale che coinvolge tutti gli aspetti della vita e definisce la qualità della vita. È un’idea rivoluzionaria.
Mi occupo di benessere come esperto di bioarchitettura, di geobiofisica, di geobiologia e di elettrobiologia, tutte discipline che hanno come obiettivo il benessere, ma ancora prima me ne occupo perché ad un certo punto della mia vita mi sono reso conto di non averlo, ho capito che mi mancava e ho iniziato a cercarlo finché l’ho trovato.
In questa mia esperienza ho realizzato che per raggiungere e restare nel benessere sono necessari dei presupposti:
– occorre prima di tutto essere in buone condizioni di salute fisica, dato che le patologie e i malanni producono invece malessere fisiologico e psicologico.
– poi occorre avere la mente libera da pesi e nebbie troppo forti che impediscono di sentirci a proprio agio con noi stessi.
– infine bisogna sapersi rapportare con la natura e con gli altri in modo non conflittuale.
Sono requisiti non facili da trovare nella vita contemporanea di un occidentale medio.
Infatti a moltissimi, di tutte le età, ne manca almeno uno. Inoltre, quasi tutti dopo i cinquant’anni hanno qualche patologia cronica, a volte anche degenerativa, con la quale convivono prendendo farmaci che tamponano da una parte e rovinano dall’altra.
E se uno risponde “bene, grazie” alla solita domanda “come va?” è perché prescinde dalla salute e pensa al denaro, al rapporto di coppia, ai figli, ad altro ancora, ma non al fatto che il suo fisico annaspa perché in realtà si impedisce di sentire il proprio corpo, altrimenti – se lo sentisse – si dovrebbe fermare ad ascoltarlo e allora molte cose dovrebbero cambiare nella vita, ma nessuno è molto disposto a farlo.
Quindi il primo presupposto è davvero merce rara.
L’intossicazione del corpo da parte dei cibi spazzatura, dei farmaci e dei cibi a cui si è allergici e incompatibili provoca una densa nebbia nei pensieri e fa sì che la mente sia ottenebrata. Probabilmente è un meccanismo per non sentire il male, un tentativo cioè di non soffrire, ma è una mossa sbagliata poiché porta ad un circolo vizioso in cui alla fine l’intossicazione farà emergere una più grande sofferenza che minerà l’intera esistenza.
Questa nebbia impedisce di essere sereni e di vivere consapevoli del qui e ora, ma è difficile volerne uscire poiché la consapevolezza porta per forza di cose ad accorgersi anche di quello che non va, che è sgradevole, che fa male.
La nebbia impedisce però di vivere pienamente anche i momenti di piacere e di felicità, impedisce di vivere nel benessere e mantiene un fondo di malessere stabile.
In più rende molto difficile scegliere le strade giuste quando siamo a qualche bivio nella nostra vita e spesso ci impedisce di realizzarci pienamente costringendoci praticamente a stare fermi dato che non si vede niente: c’è nebbia fitta.
Se si sta bene fisicamente la nebbia si dirada un po’ e se si vede la strada si può camminare. Facendo un po’ di strada si può migliorare anche lo stato mentale eliminando i pensieri neri, riducendo la tristezza di fondo e senza un perché, togliendo la tendenza a deprimersi o a ripetere sempre le stesse cose che abbiamo visto fare o che sono state fatte a noi.
Solo se ci si sveglia ci si rende conto che prima si dormiva, altrimenti succede come nella storiella zen del monaco che non sa più se è un uomo che sogna di essere farfalla, o se è una farfalla che sogna di essere uomo: non si esce più dal sogno. Non ci si rende conto di dormire e si vive una vita da sonnambuli come diceva Ouspensky in “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”.
Invece è una sensazione meravigliosa quella di “svegliarsi” e sentire che si sta sempre meglio ogni giorno che passa, come nella convalescenza da una malattia che ci ha tenuto a letto per un bel po’.
Naturalmente la vita presenta comunque aspetti difficili, duri e spiacevoli, ma dall’altro lato si vivono molto più intensamente gli aspetti piacevoli, felici e sereni.
Fin che si è nella nebbia si è anche conflittuali con l’ambiente e con gli altri: si pensa di dover saccheggiare le risorse e di dover competere con gli altri e ci si fa solo del male, dopo averne fatto molto – purtroppo – anche alla natura e ai propri simili.

La casa e il “benessere abitativo”

Il benessere è essere presenti a se stessi e essere in armonia col proprio ambiente; sentirsi bene con se stessi, da soli, con la natura o con gli altri.
Io mi occupo del “benessere abitativo” che è quella parte di benessere che si genera e si prova in casa.
È una forma di benessere che ha a che fare col primo e col secondo presupposto, cioè con la salute fisiologica e con la serenità mentale.
In casa possono esserci delle cause di malessere e di patologia che si celano spesso nelle comodità e nella tecnologia, ma hanno anche a che fare con la “staticità” che è un aspetto fondamentale della casa: si dorme sempre nello stesso posto.
I materiali con cui è costruita e arredata possono trasformare la casa in una trappola in cui l’aria è molto peggiore di quella esterna, c’è condensa di umidità e muffa anche se è nuova, c’è un senso di “frigido” e non si sta mai bene.
Il posto dove è costruita può emettere troppa energia o assorbire troppa energia squilibrando il nostro stato psicofisico. Il letto può essere in corrispondenza di una zona di disturbo naturale che nel dormire per anni in quel punto crea una focalizzazione nei tessuti e negli organi. Possono esserci campi magnetici o elettromagnetici dovuti alla tecnologia che disturbano il funzionamento delle nostre cellule, del nostro tessuto connettivo, dei nostri organi.
La casa ci può far male fino a causare vere e proprie patologie gravi.
Perché non succeda bisogna essere consapevoli di questi fattori di rischio e cercare di non incorrervi.
Questo è uno dei due aspetti fondamentali per raggiungere il primo presupposto del benessere: stare bene dove si abita.

L’importanza di una buona alimentazione

L’altro, che è senz’altro più importante, è l’alimentazione: si mangia tutti i giorni e il cibo diventa energia e massa nel nostro organismo. Se il cibo fa male o è spazzatura l’organismo diventa malaticcio. Sembra che i nazisti avessero progettato di mantenere deboli le popolazioni sottomesse lasciandole con poco cibo e immettendo sostanze tossiche ma non letali nell’acqua da bere perché le persone fossero sempre malaticce ma ugualmente in grado di lavorare: schiavismo indoeuropeo del più schietto e feroce, però era sempre un costo.
I vincitori dei nazisti pensarono bene invece di dare alla gente molto cibo pieno di sostanze tossiche ma non letali per mantenerli vivi a lungo ma sempre malaticci e far girare un sacco di soldi nelle tasche delle multinazionali…
Quindi fin da giovane mi sono occupato anche di alimentazione, principalmente per me stesso, non per dare diete agli altri, ma me ne sono occupato abbastanza a fondo.
Per conservare la salute e mantenersi fuori dalla nebbia mentale occorre fare molta attenzione a quel che si mangia, e non basta mangiare bio, anche se è fondamentale, bisogna andare più a fondo nelle conoscenze e sapere cosa ci fa male e cosa ci fa bene.
Dalla mia esperienza ho tratto la convinzione che
non vi è benessere senza un’alimentazione giusta.
Nell’alimentazione non ci sono vecchie tradizioni né nuove ideologie che tengano: siamo tutti diversi e dobbiamo imparare cosa ci fa bene e cosa invece non dobbiamo neanche toccare. Ci si riesce, però solo se prima ci si disintossica perché i cibi che ci fanno male si comportano come blande droghe: creano dipendenza. Il più evidente è lo zucchero.
Da soli è quasi impossibile disintossicarsi dal cibo che ci fa male, sia per questa dipendenza, sia perché l’abitudine alimentare inizia già nel ventre materno con quel che mangiava nostra madre. Inoltre a livello culturale il cibo è un tabù molto forte.
Ci vuole l’aiuto del medico, ma non di un medico qualsiasi, ci vuole un medico che abbia già trovato per sé la via al benessere e alla salute sapendo curare prima di tutto se stesso; ci vuole un approccio che non preveda l’intossicazione chimica coi farmaci dopo l’insorgenza della malattia, ma la prevenzione e il mantenimento della salute con una vita sana e le giuste “informazioni”.

Essere in buone condizioni di salute fisica

Come si è visto, il primo requisito per il benessere “essere in buone condizioni di salute fisica” è indispensabile per raggiungere e mantenere gli altri due, quindi è il più importante.
Sono convinto che col cibo giusto e con la casa giusta si mettano le premesse fondamentali per il benessere.
Il benessere è una condizione indispensabile per vivere appieno la nostra vita e per far emergere le nostre potenzialità, perciò contro un sistema di vita che mantiene tutti sempre un po’ malati in un fondo di malessere, propongo l’idea rivoluzionaria del benessere.