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ANALISI GEOBIOFISICA DEL BASALTO LAVICO DELL’ETNA PER LA VERIFICA DELLE CARATTERISTICHE DELLA SUA RELAZIONE ENERGETICA CON LE PERSONE

ANALISI GEOBIOFISICA DEL BASALTO LAVICO DELL’ETNA PER LA VERIFICA DELLE CARATTERISTICHE DELLA SUA RELAZIONE ENERGETICA CON LE PERSONE

svolta dal dott. arch. Pier Prospero, Geobiologische Berater (Consulente in Geobiologia) del Forschungskreis für Geobiologie “dr. Hartmann” e.V. di Waldbrunn WK (Heidelberg) e pubblicata in “Opus Aetnae” catalogo della mostra culturale d’arte, design e architettura “storia, caratteristiche e percorsi linguistici della pietra lavica” del dicembre 2000

In questa analisi si è tentato – si spera con successo – di fornire alcune notizie sulle caratteristiche dell’interscambio energetico del materiale in esame con le persone.
Si è condotta un’analisi “geobiofisica” del materiale e se ne sono tratte alcune conclusioni abbastanza interessanti sul suo comportamento energetico in relazione alle persone.
Trattandosi di un’analisi eterodossa, non predefinita da canoni già elaborati, è bene descrivere con una certa accuratezza le sue fasi, la metodologia utilizzata, le linee guida che l’hanno condotta nelle varie fasi necessarie per poterne trarre le considerazioni finali sul materiale in esame.
L’analisi “geobiofisica” di norma si riferisce ai substrati dei luoghi e non ai singoli materiali, ma essendo il materiale in questione una parte interessante della superficie della crosta terrestre, un materiale recentemente uscito dalle viscere del pianeta, non sembra esserci contraddizione nell’utilizzare per il Basalto Lavico dell’Etna questo tipo di ricerca.
È opportuno dar modo anche a chi non ha dimestichezza con questo tipo di analisi di comprendere di cosa si tratta, e quindi è utile presentare schematicamente alcune definizioni dei termini utilizzati, la metodologia e la strumentazione utilizzata per condurre l’indagine, gli obiettivi che ci si sono posti nell’intraprendere la ricerca, i risultati dell’analisi svolta e le caratteristiche del materiale analizzato.
Il tutto per rendere il più chiaro possibile come si è arrivati ad avere dati sufficienti per trarre le conclusioni esposte alla fine di questo lavoro.

Definizioni:
si definisce “analisi o indagine geobiofisica” l’analisi dei campi energetici presenti in un dato luogo svolta con l’utilizzo delle capacità psico-fisiche di un operatore che disponga di una adeguata sensibilità, e che abbia imparato professionalmente a riconoscere, distinguere e valutare i diversi tipi di emissione.
Sono oggetto dell’indagine geobiofisica tutte le emissioni energetiche naturali, anche alcune di quelle attualmente già misurabili strumentalmente, dovute sia alla conformazione geologica e idrogeologica del territorio, sia alle dinamiche dell’energia tellurica o sismica del substrato.
Si definisce “prospezione geobiofisica” più specificamente l’analisi, svolta attraverso le capacità psico-fisiche di un operatore, della composizione geologica del substrato per la ricerca di corpi idrici sotterranei, giacimenti o di altri fenomeni geologici, a scopo utilitaristico o di ricerca.
Lo scopo dell’indagine geobiofisica è, normalmente, quello di permettere all’operatore la valutazione il più possibile obiettiva e generalizzabile dello stress o della nocività che si potrebbe subire nel rimanere per un periodo di tempo in un dato luogo, e quindi di permettere la valutazione della compatibilità della permanenza in quel luogo con il mantenimento della salute.
Lo scopo della prospezione geobiofisica è invece, in genere, quello di permettere all’operatore di rintracciare e di valutare in quantità e qualità un elemento geologico o idrogeologico permettendo l’individuazione dei migliori punti di perforazione o fornendo un contributo alla ricerca geologica e geofisica.
Nella presente indagine si è fatto uso di entrambe le analisi sopra definite e lo scopo di ricerca è stato principalmente quello di valutare il tenore energetico di un campione del basalto lavico e gli effetti dell’interazione a livello energetico tra questa pietra e l’uomo.
L’analisi è stata svolta da un operatore “ipersensibile” che riesce a percepire variazioni anche molto piccole dei campi energetici naturali e a riconoscerne in gran parte l’origine.
Nulla nella ricerca condotta ha a che fare con l’esoterismo o l’occulto: è stato solo attivato uno strumento molto perfezionato che è il sistema integrato mente-corpo (psico-fisico) umano in cui ad un “hardware” dato geneticamente si applicano pacchetti di “software” appreso con l’esperienza empirica e il raziocinio.
L’operatore svolge professionalmente indagini geobiofisiche dei luoghi e mantiene costante la verifica della sua capacità di percezione con il periodico confronto tra quanto da lui stesso percepito e la realtà dei diversi substrati, confronto svolto sotto la guida di un geologo-geofisico, professore universitario, il quale è uno dei maggiori esperti in geofisica e spettrometria.
L’operatore in questione costituisce una nuova figura professionale di esperto che ha fatto un percorso di conoscenza e di esperienza nel settore per diventare selettivo e fornire appropriate valutazioni qualitative. Rappresenta una sintesi sinergica tra la cultura tradizionale e la scienza, e si potrebbe definire l’erede moderno della millenaria tradizione geomantica della quale accoglie le attenzioni umanistiche alla sacralità dell’ambiente, alla salute e all’armonia, ma non i portati esoterici o superstiziosi, sostituiti con una visione scientifica olistica e sistemica della realtà.
Questa nuova figura di esperto svolge una funzione di estrema importanza e di grande necessità sia fornendo un importante contributo ad altre discipline che hanno un approccio olistico (come la Bioarchitettura, la Medicina Naturale e le varie tecniche psicocorporee tese al benessere psicofisico e alla prevenzione del disagio), sia correlandosi strettamente con la ricerca e la sperimentazione in questi campi.

Metodologia e strumentazione:
nella presente indagine sono stati elaborati alcuni aspetti metodologici per renderla razionale e ripetibile; i principali di questi aspetti sono relativi ai seguenti parametri:
il luogo: tutte le indagini sono state svolte nello stesso luogo con un gradiente elettromagnetico (stesse teletrasmissioni presenti) e magnetico artificiale costante (stesse apparecchiature elettriche accese) nella stessa fascia oraria dalle 15 alle 20.
Il punto prescelto per le analisi è neutro dal punto di vista delle emissioni di campi tellurici locali, cioè non si trova in corrispondenza di alterazioni alla situazione energetica di base del luogo, ed è lontano più di un metro da tutte le fonti domestiche di campo elettrico e magnetico.
Apparecchi televisori, forni a microonde e telefoni cellulari o non sono presenti o sono stati tenuti staccati dalla corrente e non solo spenti.
Il microclima: tutte le indagini sono state svolte con lo stesso microclima interno, cioè con la stessa relazione tra temperatura media e umidità media, eccetto le misure tecniche effettuate all’aperto. Tale relazione era: da 19,8° a 21° con dal 46% al 51% di umidità.
All’esterno l’indagine sulle radioonde è stata effettuata con una media di 13,4° e del 70,5% di umidità.
La strumentazione: le analisi geobiofisiche sono state effettuate dallo stesso operatore che in questo caso è lo strumento di indagine e, come nel caso del sommelier che valuta organoletticamente il vino, non c’è strumento tecnico che possa esprimere valutazioni così precise e che possa fare delle differenze così sottili.
La percezione dell’operatore è resa visibile dal passaggio dall’oscillazione alla rotazione su un piano orizzontale di un pendolo del peso di g.70 con corda lunga cm 2 tenuta con pollice e indice della mano destra (1).
Le analisi strumentali sono state eseguite con gli apparecchi raccomandati dall’Istituto Wolfgang Maes per le indagini nelle abitazioni e sono state utilizzate le metodologie di analisi appropriate (2)
Per l’indagine sui componenti si è utilizzata la comparazione per risonanza dell’informazione del presunto componente – presente dichiaratamente in alcuni oggetti disponibili – con l’informazione presente nel Basalto Lavico (3).
La ricerca dei componenti è stata guidata da alcune note riguardanti la petrografia e la spettrometria (4).

Campione:
Il campione analizzato è un frammento di un taglio con due facce piane abbastanza levigate di Basalto Lavico dell’Etna, di dimensioni approssimative cm 24 x 24 x 3,2 con un volume approssimativo di cm3 1850 e un peso di kg 5,5. Il colore è grigio piombo.
La pietra presa in considerazione ha quindi un elevato peso specifico.
Si tratta di una roccia eruttiva-effusiva, basica, neovulcanica che pare essersi consolidata di recente (in termini geologici: qualche secolo fa).

Obiettivi della ricerca:
data la tipologia di utilizzi proposta per questa pietra, si è ritenuto opportuno verificare se possedeva alcune caratteristiche utili a livello energetico nell’edilizia e nel contatto delle persone con questa pietra.

Perciò gli obiettivi prescelti sono stati la verifica del tipo di interazione con l’energia delle persone e la verifica della presenza di proprietà schermanti rispetto ad alcuni campi tecnici e tellurici, cioè di un anche parziale assorbimento degli stessi.
Le caratteristiche ritenute più importanti da verificare per conseguire questi obiettivi sono state:
1) l’eventuale apporto energetico alle persone che ne vengono in contatto e gli effetti di questo eventuale apporto.
2) L’eventuale radioattività ed emissione di Radon.
3) L’eventuale assorbimento parziale del campo emesso dall’acqua sotterranea, cioè la verifica di un eventuale effetto di schermatura parziale utilizzabile in bioedilizia e geobiologia.
4) l’eventuale assorbimento parziale di campi tecnici (magnetico ed elettrico da trasporto e utilizzo dell’energia elettrica ed elettromagnetico da teletrasmissioni) cioè la verifica di un eventuale effetto di schermatura parziale utilizzabile in bioedilizia ed edilizia convenzionale.

Risultati dell’analisi delle caratteristiche salienti:

1) eventuale apporto energetico e suoi effetti.

Il campione di Basalto Lavico risulta possedere un gradiente energetico medio-alto che ha i suoi picchi più elevati nelle informazioni che trasmette e non nella composizione chimica la quale, infatti, risulterebbe abbastanza tossica all’ingestione.
Se viene toccato per un lungo tempo ha blandi effetti stimolanti, o eccitanti, ma non mette ansia e non produce forte scatenarsi dell’adrenalina.
L’informazione per cui il contatto con questo materiale fa bene a livello energetico alle persone è data dalle memorie di fuoco, calore, potenza, espulsione, rilassamento dopo la tensione, vitalità del pianeta. Vi è anche l’informazione della tensione, ma non in termini nocivi.
Contiene anche l’informazione di alcuni elementi rari (oligoelementi) che è buona per l’organismo, sebbene sia appena percepibile in mezzo alle altre informazioni chimiche nocive.
L’operatore toccando il Basalto Lavico da più di 10 minuti subisce un rialzo del suo tenore energetico, un aumento di tono, sia a livello fisiologico che a livello energetico.
L’aspetto negativo è dato dal subentrare di una tensione ai muscoli della mano che pure è in posizione rilassata sopra la pietra.
Infatti selezionando i plessi energetici del corpo (centri) in cui si ha il massimo di efficacia del contatto energetico si ha che questi sono quello basale del perineo, quello del plesso solare, quello del timo-cuore e quello degli occhi. Mentre per gli altri centri si ha un effetto positivo di stimolazione energetica, per il centro del timo-cuore, cui sono legate le mani, si ha un effetto non del tutto positivo.
Per rendere più obiettivo il riscontro di un miglioramento generale del tono energetico dell’operatore si è scelto di utilizzare un campione di acqua imbottigliata con caratteristiche chimiche ottimali per la salute umana sul quale provare eventuali differenze di percezione energetica tra prima e dopo essere stato per molte ore poggiato sul campione di Basalto Lavico.
Si è scelto un punto neutro dell’abitazione lontano da fonti di perturbazioni locali telluriche e tecniche e si è lasciata la bottiglia di acqua sopra il campione di pietra per 43 ore continuative.

Prima dell’esposizione all’energia del Basalto lavico l’acqua presentava caratteristiche energetiche medio-alte pur essendo trascorsi 20 giorni dal suo imbottigliamento. Le informazioni presenti erano di tensione da faglia geologica e di campi elettromagnetici tecnici acquisita nelle varie fasi precedenti dall’imbottigliamento, al trasporto, allo stoccaggio.
Dopo l’esposizione al Basalto Lavico l’acqua aveva migliorato considerevolmente il suo “tono” energetico e all’analisi organolettica sembrava essere “più leggera” della stessa acqua tenuta nello stesso posto ma sufficientemente lontano dal campione di pietra. Le informazioni presenti erano le stesse, più la “spinta” da vulcanesimo acquisita dal campione di pietra.
Questa informazione aggiuntiva andava a compensare parzialmente l’informazione elettromagnetica tecnica nociva, quindi rendeva migliore l’acqua (5). Inoltre risultava aumentata la carica vitale dell’acqua.
Ottenuta la conferma di un miglioramento del tenore energetico della persona che contatta la pietra con le mani, si è ritenuto opportuno pensare alla verifica della stessa variazione se il contatto avviene dai piedi come se la pietra costituisse la pavimentazione, e si è potuto constatare che in questo caso l’effetto è ancora migliore poiché più diffuso e privo della componente non positiva relativa al centro energetico timo-cuore.
Non sono tuttavia presenti nella pietra in esame proprietà terapeutiche utilizzabili in cristalloterapia.
Sono state ricercate anche alcune informazioni di tipo chimico dovute alla presumibile presenza di metalli di origine vulcanica. Si è proceduto al riconoscimento di eventuali risonanze con alcuni elementi che l’operatore poteva avere disponibili e questo fa mancare tutta una serie di test su elementi non disponibili all’operatore per il confronto che possono essere anche importanti come il platino, il tungsteno, il nichel o il molibdeno e molti altri.
La risonanza rende però evidente la presenza di ferro, di ferrite e magnetite, di piombo, e rintraccia la presenza (di cui non si sa dire se evidente o in tracce) di antimonio, di alluminio, di grafite, di silicio, di zolfo, di zinco, di vanadio e di composti come l’acqua e il quarzo.
La presenza di metalli magnetici e paramagnetici è confermata dal semplice esperimento di accostare alla superficie verticale del campione, ad una certa distanza dal piano, una calamita e di constatare che rimane attaccata al campione per un debole campo attrattivo che tuttavia vince il peso del magnete.
Accostando la bussola al campione posto in verticale sul lato stretto si vede uno spostamento significativo dell’ago dall’asse del Nord locale di 3 gradi. Ponendola sulla superficie piana lo spostamento dell’ago diminuisce a 2 gradi ma alzando la bussola di 25 cm l’ago magnetico ritorna nella posizione del Nord locale misurato a cm 150 da terra senza il campione di pietra presente.

2) eventuale schermatura del campo tellurico emesso dall’acqua sotterranea.

La verifica di questa possibile caratteristica è stata effettuata ponendo il campione, fortunatamente piatto e abbastanza largo, sull’emissione fortemente stressante (geopatologica) – dovuta ad acqua confinata in frattura carsica con molta portata ed elevata velocità di scorrimento – presente nell’abitazione dove è stata svolta l’indagine, che si trova alla distanza di circa 4 metri dal punto prescelto per le analisi e mantiene pressappoco le stesse condizioni di gradiente magnetico tecnico. La realtà della presenza di questa acqua sotterranea è dimostrabile solo dall’analisi geobiofisica del luogo, non essendo stato possibile eseguire perforazioni in loco, ma si ritiene possa trattarsi di una derivazione della grossa sorgente (captata per l’acquedotto cittadino) posta circa 300 metri a monte nella precisa direzione di scorrimento individuata nell’abitazione, e questo dovrebbe fornire la sicurezza sufficiente rispetto all’individuazione del sito prescelto per l’analisi degli eventuali effetti schermanti del Basalto Lavico in esame.
L’operatore si è posto in piedi su di una sedia alta circa cm 45 dal pavimento, per uscire dal campo di emissione della pietra che è percepibile all’operatore per circa cm 15 sopra la pietra stessa; la sedia è stata posta esattamente sopra il campione di pietra e l’operatore ha provato la sua percezione dell’acqua sotterranea e della nocività della relativa emissione energetica sia con il campione di pietra sotto, sia senza il campione, rimanendo egli stesso nella medesima posizione.
Pur permanendo la capacità di percezione, quindi permanendo l’attraversamento della pietra da parte del campo dovuto all’acqua, è stato così scoperto un blando effetto schermante riscontrato in un lieve – ma indicativo – innalzamento del tenore energetico dell’operatore al momento in cui era presente il campione di pietra in analisi. Questa ricerca non è stata svolta in cieco e vale come semplice indicazione per un possibile approfondimento strumentale e geobiofisico di una possibile caratteristica di assorbimento parziale del campo energetico emesso dall’acqua che pare avere caratteristiche parzialmente filtrabili dall’interposizione della pietra (dimostrato dalle prove strumentali) … .

3) eventuali emissioni radioattive.

La verifica delle eventuali emissioni di radioattività (campi elettromagnetici ionizzanti) è stata fatta con un contatore Geiger di qualità, ma pur sempre di natura amatoriale per cui il risultato deve essere considerato come un’approssimazione accettabile della realtà.
L’emissione di onde gamma e beta è complessivamente valutabile in 0,01 milliRoetgen/ora, rispetto ad un tenore naturale che non supera mai 0,03 milliRoentgen/h.
L’emissione di particelle alfa (Radon) è presente con un picco massimo a 0,1 milliRoetgen/ora.
Tali risultati erano prevedibili trattandosi di una pietra vulcanica di formazione recente.

4) Eventuale schermatura dei campi tecnici magnetico ed elettromagnetico.

Data la situazione di inquinamento da elettrosmog presente sul territorio si è ritenuto utile testare eventuali proprietà di assorbimento di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici tecnici.
La verifica della trasparenza al campo magnetico a 50 Hz è stata fatta ponendo la strumentazione all’altezza di 60 cm dal pavimento e alla distanza di cm 50 dalla resistenza elettrica accesa di un forno da cucina. Si è poi verificata la variazione interponendo la pietra campione. Le misure sono ottenute mediando i valori riscontrati in 6 minuti.
Per il campo magnetico si hanno mediamente 0,25 microTesla senza pietra e 0,25 microTesla con la pietra interposta. Quindi per questi parametri si ha una perfetta trasparenza del Basalto Lavico.
La verifica della trasparenza ai CEM (radioonde e microonde) è stata effettuata in esterni schermando l’antenna ricevente su tutta la sua ampiezza tranne che la parte ricevente superiore in modo tale da poter verificare la trasparenza del Basalto Lavico alle emissioni delle frequenze da 900 KHz a 2 GHz la cui presenza nella zona era già stata verificata in precedenza.
Le direzioni da cui proviene più intensità di campo sono state individuate in precedenza come il Sud e l’Est.
Nella direzione Sud si hanno mediamente 9,6 milliVolt/m senza pietra e 11,45 milliVolt/m con la pietra interposta.
Nella direzione Est si hanno mediamente 1,32 milliVolt/m senza pietra e 1,23 milliVolt/m con la pietra interposta.
Per questi parametri si vede nessuna variazione significativa dell’intensità di campo con l’interposizione della pietra.
Evidentemente, nonostante l’alto contenuto in ferro e la presenza di magnetite, non scherma.

Conclusioni della ricerca sulle qualità energetiche del Basalto Lavico dell’Etna
Rispetto ai parametri verificati si possono trarre le seguenti sintesi:

1) il Basalto Lavico dell’Etna ha un apporto energetico positivo nella sua relazione con le persone e questa sua caratteristica può essere sfruttata in edilizia nel produrre pavimentazioni di questa pietra che andranno a migliorare il tono energetico di abitazioni poste in terreni ricavati da bonifiche di aree umide o in terreni con molta acqua sotterranea.
Andranno evitate solo in aree soggette a forti tensioni telluriche dovute a faglie attive o a fenomeni vulcanici attivi.
Quindi si rende opportuna l’eventuale esportazione dall’area di origine più che un massiccio utilizzo locale.
La variazione indotta dalla pietra nel geomagnetismo locale è significativa per cui perché non produca nocività nelle persone occorre che si crei un campo uniforme e cioè che non vengano aggiunti altri materiali come marmi o altro nella realizzazione delle pavimentazioni.
Dovrebbero risultare ampie superfici pavimentate uniformemente.
In ogni caso l’altezza di 25 cm dalla pietra raggiunta dall’anomalia geomagnetica esclude che vi si dorma a contatto (basta utilizzare un letto o un supporto di altezza maggiore di 25 cm) e quindi che questa anomalia possa influire sulla qualità del riposo.

2) dovrebbero essere condotti ulteriori studi per verificare l’ipotesi di una parziale capacità di schermatura rispetto al campo energetico geopatogeno dell’acqua sotterranea in scorrimento veloce, ipotesi la cui possibilità emerge da questa prima indagine. Nel caso di una conferma di tale ipotesi il materiale potrebbe trovare un utilizzo in bioedilizia come pavimentazione o sovra-pavimentazione delle stanze in cui siano stati individuati campi tellurici stressanti dovuti al passaggio di acqua sotterranea in movimento veloce, non eccessivamente nocivi, ma tali da arrecare disturbo al sonno o all’umore.
Occorrerà fare attenzione all’eventuale lieve riflessione dei campi elettro magnetici da radioonde nel caso di abitazioni poste in vicinanza di trasmittenti radiotelevisive o di telefonia cellulare.

3) il materiale in esame risulta debolmente radioattivo ed emissivo di Radon perciò il suo impiego in edilizia dovrebbe essere accompagnato a semplici norme igieniche per il frequente ricambio dell’aria o a dispositivi tecnici per il ricambio dell’aria.

4) il Basalto Lavico non possiede capacità di assorbimento, nemmeno parziale, in grado di schermare i campi magnetico ed elettromagnetico prodotti dalla tecnologia, di conseguenza si desume che non possieda questa prerogativa nemmeno per i medesimi campi naturali. …
Pertanto si considera che le caratteristiche positive dell’interazione energetica tra il Basalto Lavico dell’Etna e le persone siano maggiori e molto più rilevanti delle caratteristiche negative, pur presenti, e che questo possa distinguere tale pietra da altre il cui effetto è invece del tutto neutro non presentando queste alcuna caratteristica positiva.
Si intravede la possibilità di un utilizzo anche in bioedilizia, dopo ulteriori analisi sulla biocompatibilità.
L’alta conducibilità termica potrebbe favorire l’utilizzo sopra riscaldamenti a pavimento, da realizzarsi senza spire, cioè a corsi sinusoidali.
Nel possibile utilizzo per oggettistica si dovrebbe evitare la realizzazione di oggetti da tenere in mano per lungo tempo.

Si riconosce al Basalto Lavico dell’Etna la caratteristica di innalzare il tono energetico delle persone che ne sono in contatto e quindi si indica come miglior impiego quello della pavimentazione di abitazioni poste in territori a basso tenore energetico (in assorbanza) a patto che non vi siano accumuli di Radon nell’aria interna.
Verona 9.11.2000